L’America’s Cup torna in tribunale, a marzo la causa di Sweeney a New York, nostro commento

L’America’s Cup torna in tribunale, a marzo la causa di Sweeney a New York, nostro commento February 19, 2026 America’s…
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L’America’s Cup torna in tribunale, a marzo la causa di Sweeney a New York, nostro commento

February 19, 2026

America’s Cup Featured Regate

New York- L’America’s Cup torna in tribunale. Per i primi di marzo, infatti, sarà depositata una causa presso la Corte Suprema dello Stato di New York che contesta la nascita dell’America’s Cup Partnership e delle decisioni a essa collegate. A farlo sarà il gruppo guidato dall’ex America’s Cupper John Sweeney, che lo ha confermato sui suoi social.
October 19, 2024. Louis Vuitton 37th America’s Cup, Prizegiving. EMIRATES TEAM NEW ZEALAND winners of the Louis Vuitton 37th America’s Cup
Sweeney afferma di voler “proteggere l’eredità della Coppa, la sua tradizione sulla base di una sfida tra Yacht Club e la visione stabilita da George Schuyler nel Deed of Gift del 1887”. Con la sua azione legale, Sweeney vuole ribadire il principio di come solo la Corte di New York possa emendare il Deed of Gift e che dovrà farlo “per stabilire un monoscafo da 90 piedi che sia conforme al dettato del Deed of Gift”.
Sweeney inoltre accusa ACP di voler riscrivere come il Deed of Gift opera, trasformando la Coppa in una lega commerciale che possa essere comprata e venduta, sull’esempio del SailGP. “Il Deed non permette mai questo”, scrive Sweeney, “Solo gli Yacht Club possono detenere, difendere e trovare accordi sulle regole dell’America’s Cup”.
La vignetta, realizzata da IA, che John Sweeney ha pubblicato sui suoi social

La storia ultracentenaria dell’America’s Cup è piena di interventi di avvocati e tribunali, nulla di nuovo. Si ricorderà, per esempio, la Causa del 2008-2009 tra Alinghi di Ernesto Bertarelli e BMW Oracle di Larry Ellison, che sfociò nella 33esima “Deed of Gift” America’s Cup di Valencia 2010, con la sfida tra il catamarano di Alinghi e il mega trimarano 90 piedi per 90 piedi di Oracle che di fatto cambiò la storia della Coppa, aprendola all’era foiling. La vittoria di Larry Ellison e Russell Coutts interruppe, infatti, la nascita della nuova classe AC90, il nuovo monoscafo superlight e veloce ideato dal design team di Ernesto Bertarelli. Proprio a un monoscafo di 90 piedi, con equipaggio di 15-16 persone, pensa infatti Sweeney. Lo Causa contesterà poi la definizione di lunghezza al galleggiamento dello scafo, che secondo la versione attualmente in uso del Deed of Gift deve essere tra i 44 e i 90 piedi, affermando che la distanza tra timone/elevator e foil degli attuali AC75 in assetto di volo foiling è decisamente minore.
Va detto che i cinque team attualmente iscritti alla 38th America’s Cup di Napoli 2027 si sono dichiarati favorevoli alla nuova AC Partnership, ritenendola un passo dovuto per garantire un futuro al più antico trofeo sportivo al mondo.
Occorre considerare, poi, che nel 1887, all’epoca della redazione del Deed, il foiling non era certo conosciuto. Intuito sì, ma sicuramente non praticato per mancanza di materiali strutturalmente adatti allo scopo. Il primo “idroplano” progettato dall’ingegnere milanese Enrico Forlanini è infatti del 1906. La Corte Suprema dello Stato di New York ha giurisdizione sulle vicende legali connesse al Deed of Gift. Lì la Causa di Sweeney potrebbe trovare un fondamento. Ha però Sweeney un ruolo di stakeholder, persona portatrice di interessi connessi, all’America’s Cup? Può, in definitiva, depositare una Causa sul merito?

La nascita dell’ACP, con le voci sulla nomina del nuovo CEO nell’italiano Marzio Perrelli, va d’altra parte veloce nella direzione indicata da Grant Dalton. Chiara la volontà di trasformare l’America’s Cup in un evento duraturo che possa garantire gli sponsor, chi la detiene e chi vi partecipa. Vedremo tra poche settimane se la Causa sarà effettivamente depositata e che risposta avrà. Nell’attesa occorre fare alcune considerazioni.

 
Nostro commento
L’America’s Cup Partnership può avere un grande futuro, già dalla Coppa numero 38 a Napoli 2027 e dalla numero 39 sempre a Napoli 2029, ma potrebbe anche commettere un errore fatale. Ovvero dimenticare la sua storia ultracentenaria, nata nel 1851 e che dura ininterrottamente da ben 175 anni, per trasformarsi in una “lega velica” fino a perdere la sua unicità e, di conseguenza, il suo enorme fascino. E’ opinione di questa testata che proprio nell’assoluta originalità del Deed of Gift si fonda il carisma della Coppa. La sua autorevolezza. Nell’estrema difficoltà di successo si cela il segreto di quel Santo Graal velico che tutti ambiscono a conquistare. Nella sfida tecnologica tra yacht club di nazioni diverse si sviluppa l’ambizione di tycoon, progettisti, ingegneri e velisti. Vincere la Coppa andando a battere chi la detiene secondo le sue regole è quell’in più che la Coppa ha e che decine di altri eventi velici non hanno mai avuto, né mai potranno avere.
La Causa di Sweeney nasce da questa esigenza. Le chance di esito legale favorevole sembrano scarse, soprattutto per il consenso raccolto da ACP tra i team di Napoli 2027. Non solo, gli yacht club ci sono, il Royal New Zealand Yacht Squadron per il defender Emirates Team New Zealand e il Royal Yacht Squadron per il Challenger of record Athena Racing, anche se il ruolo è defilato come del resto accadde da diverse edizioni della Coppa. La questione della lunghezza al galleggiamento non pare solida, vista l’evoluzione della progettazione velica nel foiling e la definizione aggiornata di tale misura, che peraltro sussiste nella fascia 44/90 piedi quando gli AC75 dislocano. C’è, però, qualcosa di più significativo.
Ricerca e progettazione. 37th America’s CupLuna Rossa Prada Pirelli TeamLuna Rossa LEQ12 prototype vs AC40
Si sente spesso, in questi ultimi mesi, paragonare, o mettere in competizione, la Coppa al Sail GP. Non ne vediamo il motivo. Sarebbe come se Wimbledon dovesse rincorrere un’esibizione Sinner/Alcaraz negli Emirati Arabi. Perché mai dovrebbe farlo? Gli indizi, però, ci sono. Coppa ogni due anni. Nessun AC75 nuovo per Napoli 2027, con modifiche solo ai sistemi per l’eliminazione dei ciclo-grinder sostituiti da pacchi batterie. Solo 5 velisti a bordo, tra cui obbligatoriamente una donna, al posto dei 16 sugli ACC di Valencia 2007 o degli 8 sugli AC75 di Barcellona 2024. Troppo pochi.
Il SailGP non si preoccupa dei velisti e del misterioso fascino dello sport velico. Le strategie di Russell Coutts sono dichiaratamente fondate sullo show-business, sui contratti con le piattaforme televisive a pagamento, sull’intrattenimento fugace e veloce. E’ uno specchio dei tempi complessi che viviamo.
La Coppa nasce invece come sfida assoluta. Il concetto di one design le è giustamente sconosciuto. La sfida di progettazione, l’impiego del tempo nella campagna, come ripetono sempre i team manager compreso Max Sirena di Luna Rossa, è la risorsa fondamentale. Il timoniere è ancora tale, non un “pilota”. La velocità si esprime per fortuna ancora in nodi e non negli improponibili, per chi va per mare, Km/h del GP.
Non solo. La ricerca quasi fanatica del contatto ravvicinato, fino alle inevitabili collisioni come successo di nuovo, con due feriti, al SailGP di Auckland tra neozelandesi e francesi, sposta, e di molto, l’essenza stessa della competizione. Più che regata, pare di assistere a una corsa-scontro, a delle palline da flipper che rimbalzano da un lato all’altro del troppo ristretto rettangolo-ring. Una lega a uso e consumo di chi la detiene e di chi vi partecipa, con gli spettatori paganti sulle tribune in attesa del Wow. Nulla di diverso, si noti, da quanto accade in diverse leghe di altri sport. E’ l’evoluzione televisiva dello sport professionale moderno e Russell Coutts e Larry Ellison non hanno fatto altro che applicare questi principi alla vela. 
L’America’s Cup, però, è diversa. Vive del suo fascino e della sua unicità. Ed è la sua forza. Non serve copiare chi non le è neanche lontanamente paragonabile. Serve, invece, darle continuità, e in questo l’America’s Cup Partnership ha una sua logica, riconosciuta dai protagonisti. Non si tratta d’inseguire l’uso effimero della generazione Instagram… ormai quella Facebook di cui parlava Coutts sospira desiderando la Coppa di una volta… ma d’innovare mantenendo ciò che ha costruito, edizione dopo edizione, la leggenda di questo Trofeo. Attendere con curiosità le scelte progettuali. Tornare a vedere gli uomini. Le loro intuizioni e le loro sconfitte. Non servono sempre 50 nodi, basta una battaglia ravvicinata a 25 per fare spettacolo. Vele che scoppiano, bandiere di protesta, manovre, tattici che trovano il vento. Sfide sul mare tra “yacht or vessel propelled by sails only and constructed in the country to which the Challenging Club belongs“, come recita il Deed of Gift. I Tycoon spendevano cifre enormi per vincerla. Adesso chi detiene la Coppa vuole, anche giustamente dal suo punto di vista, massimizzarne i profitti. Legittimo. Per riuscirci, basterà forse ricordare che di America’s Cup, per fortuna, ce n’è una sola.
 

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